Un soffitto rimasto nascosto per un secolo e mezzo.
Un appartamento solo, per due persone, dentro Palazzo Zuzi, nel centro storico dell'Aquila. Le travi e i cassettoni dipinti sono quelli originali. Tutto il resto — la cucina, il soppalco, il bagno — è stato aggiunto in acciaio e vetro, senza toccare niente di quello che c'era.
Lo spazio è unico e molto alto. In basso il soggiorno, il tavolo di noce e l'isola di cucina; sopra, appeso su una struttura nera, il letto che guarda il soffitto da vicino.
Le porte antiche dipinte sono rimaste al loro posto. Il vetro sopra il bagno serve a una cosa sola: lasciare che la luce e il soffitto passino da una stanza all'altra.





L'insegna al neon sopra il letto non è solo una battuta: sotto quelle travi si sta in piedi fino a un certo punto. Il nome viene dal film di Sergio Leone del 1971, quello della cosiddetta trilogia del tempo con la colonna sonora di Ennio Morricone.
Sullo stesso tono c'è la radio: una Mivar Rodi del 1958, rimessa in funzione con il Bluetooth. Collegate il telefono e suona con la voce di allora.
Il soppalco si raggiunge con una scala a vista e la balaustra è aperta: per questo non possiamo ospitare bambini.

Il palazzo è cresciuto per stratificazioni, un terremoto dopo l'altro. Il primo nucleo su via delle Bone Novelle è della fine del Quattrocento, rifatto dopo il sisma del 1494; il secondo è del 1670; il terzo nasce dopo quello del 1703 e si chiude intorno al 1760, la data incisa sullo stemma sopra il portone. Dal 1912 è vincolato per interesse storico e artistico.
Il sisma del 2009 lo danneggiò gravemente. Il cantiere di consolidamento e restauro è durato quasi quattro anni, dal settembre 2012 al giugno 2016: murature cucite, volte ricostruite, il tetto rifatto in legno di castagno. Sotto lo scialbo sono riemersi dipinti a calce, stucchi e, nell'androne, lo stemma della casata.

Il soffitto è della fine del Quattrocento e non è solo decorato: è dipinto a finto marmo, con venature brune e blu-verdi, e un motivo di foglie che corre lungo le travi maestre.
Dentro medaglioni rotondi, uno dopo l'altro, ci sono busti di uomini illustri di profilo. Alcuni portano la corona. Sono lì da cinquecento anni e hanno passato gli ultimi due secoli chiusi sopra un controsoffitto, senza che nessuno li guardasse.
Dal letto si vedono da vicino.

Queste mura sono state di Carlo De Paolis, aquilano, chiamato a Salerno verso la metà dell'Ottocento per un incarico che nessuno si aspettava: cancelliere di Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie.
Nel 1861, con l'arrivo di Garibaldi e il crollo della dinastia borbonica, la famiglia nascose nelle volte della casa la lettera che decretava quella nomina. Temeva che l'incarico venisse scoperto, ora che in Italia il gioco dei poteri era cambiato.
È rimasta lì fino a quando le volte non sono cadute. Sotto c'erano il soffitto dipinto e il carteggio segreto tra Carlo e il suo re, che nessuno aveva più letto da un secolo e mezzo.
È il soffitto sotto cui dormirete.

La raccolta differenziata all'Aquila si fa in cinque frazioni: organico; carta, cartone e Tetrapak; plastica, alluminio e metallo; vetro; indifferenziata. In casa trovate i contenitori e il calendario dei ritiri.

Usate Google Maps, e solo quello. Il centro storico dell'Aquila è ancora un cantiere diffuso e la viabilità cambia spesso: Google è l'unico aggiornato, gli altri navigatori vi manderanno su strade che non esistono più o sono chiuse.
Trovare posto proprio sotto casa è difficile, quindi non contateci. Si parcheggia molto più facilmente in fondo alla via oppure in via XX Settembre, a pochi minuti a piedi. Per scaricare i bagagli davanti al portone c'è sempre modo: ditecelo e vi spieghiamo come.
Novantanove piazze, novantanove fontane, novantanove chiese, e nessuno sa bene perché. Abbiamo raccolto in una pagina a parte quello che raccontiamo agli ospiti: come nasce L'Aquila, Celestino V e i Templari a Collemaggio, cosa si mangia e in quali locali andiamo noi.
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